Il governo italiano invierà una lettera alla presidente della BCE Christine Lagarde per chiarire la proprietà delle riserve auree della Banca d’Italia. L’emendamento alla legge di bilancio 2026 afferma che le 2.452 tonnellate d’oro appartengono al popolo italiano, ma restano gestite autonomamente dalla banca centrale. Questa mossa risponde alle critiche della BCE sulla possibile compromissione dell’indipendenza monetaria.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti firmerà la comunicazione oggi 9 dicembre. Confermerà che non esiste intento di trasferire l’oro dal bilancio di Banca d’Italia né di venderlo. Inoltre, escluderà ogni violazione del divieto di finanziamento pubblico da parte delle banche centrali.
La BCE ha espresso preoccupazioni in due occasioni recenti. Il 2 dicembre ha pubblicato un parere legale invitando Roma a riconsiderare la proposta. Nonostante le riformulazioni, lunedì ha ribadito incertezze sulla finalità concreta dell’emendamento.
Riserve auree italiane
Le riserve d’oro di Banca d’Italia valgono circa 300 miliardi di dollari. Rappresentano il terzo stock mondiale dopo USA e Germania. Equivalgono al 13% del PIL italiano e garantiscono stabilità finanziaria.
L’emendamento specifica che l’oro figura nel bilancio della banca centrale. Riferisce norme UE che tutelano l’indipendenza delle autorità monetarie. Tuttavia, la BCE solleva dubbi sulla chiarezza dell’operazione.
La proposta nasce da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Ribadisce un principio di sovranità popolare sulle riserve nazionali. Non prevede utilizzi operativi immediati, secondo fonti governative.
Reazioni istituzionali
Christine Lagarde ha chiuso a qualsiasi “tesoretto politico” sull’oro. Ha sottolineato che la gestione operativa resta esclusiva competenza della Banca d’Italia. Questo principio vale per tutte le banche centrali dell’eurozona.
La BCE teme precedenti pericolosi per l’autonomia monetaria. Un trasferimento di riserve potrebbe aggirare divieti europei sul finanziamento statale. Pertanto, insiste su consultazioni preventive con Via Nazionale.
Giorgetti mira a evitare incidenti internazionali. Escluderà vendite o impieghi alternativi dell’oro. La lettera rassicurerà i mercati sulla solidità delle riserve italiane.
Il dibattito coinvolge investitori e analisti. La volatilità politica erode fiducia nelle istituzioni. Tuttavia, non emergono rischi immediati di liquidità per le riserve.
La coalizione di governo ha riformulato l’emendamento più volte. L’ultima versione bilancia sovranità popolare e indipendenza bancaria. La BCE valuta se la lettera soddisfi le sue obiezioni.
Roma consulta regolarmente la BCE su misure fiscali. Questo dialogo rafforza la compliance con norme eurozonali. L’oro resta pilastro della credibilità italiana sui mercati.
La questione si inserisce in tensioni più ampie sull’autonomia centrale. Grecia e Portogallo affrontarono critiche simili in passato. L’Italia punta a chiudere la controversia senza modifiche sostanziali.
Prossimi passi dipendono dalla risposta di Lagarde. Il Parlamento approverà la manovra entro fine anno. Gli osservatori monitorano impatti su spread e fiducia investitori.