Economia italiana ferma: PIL zero nel terzo trimestre, inflazione all’1,3%

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L’economia italiana registra crescita zero nel terzo trimestre 2025. Istat conferma che il PIL resta stabile rispetto ai tre mesi precedenti, in linea con la Germania ma inferiore a Francia e Spagna. Questo stallo riflette un contesto globale di moderato rallentamento, con export che tiene ma consumi interni deboli.

La produzione industriale mostra segnali altalenanti. A settembre rimbalza del 2,8% mensile dopo il calo di agosto, ma il trimestre chiude con un lieve -0,5%. Le costruzioni rallentano dell’1,6% ad agosto, mentre i servizi vedono un calo del fatturato dello 0,8%.

Il commercio al dettaglio cala dello 0,5% sia in valore che volume a settembre. Le famiglie riducono gli acquisti, soprattutto alimentari, con volumi in flessione nel trimestre. Tuttavia, l’export cresce dell’1,2% nei mesi estivi, trainato da farmaceutici e metalli.

L’inflazione offre un sollievo. L’indice IPCA di ottobre sale dell’1,3% annuo, sotto la media eurozona del 2,1%. L’inflazione di fondo resta al 2%, ma i prezzi alimentari cumulano un +24,9% dal 2021, pesando sul carrello della spesa.

Mercato del lavoro stabile

Gli occupati raggiungono 24,2 milioni a settembre. Il tasso di occupazione sale al 62,7%, la disoccupazione al 6,1%, sotto la media euro del 6,3%. I giovani restano vulnerabili, con disoccupazione oltre il 20%.

La fiducia delle famiglie tiene, ma il potere d’acquisto soffre. L’indicatore di sentiment economico migliora di 1,4 punti a ottobre. Le importazioni crescono del 4,1% nei primi otto mesi, con forte afflusso dalla Cina.

I prezzi alla produzione industriale sul mercato interno salgono dello 0,2% a settembre. Questo lieve aumento segnala pressioni sui costi per le imprese. L’export di autoveicoli crolla del 9,3%, mentre farmaceutici volano del 34,8%.

Confronto con l’Europa

L’Italia allinea il PIL zero all’area euro, ma resta fanalino di coda tra i big. Francia e Spagna accelerano, grazie a domanda interna più vivace. La Germania soffre come Roma per l’industria debole.

L’inflazione italiana sotto la media eurozona offre spazio per politiche espansive. La BCE monitora questi dati per decisioni sui tassi. Il commercio internazionale frena per dazi e geopolitica.

Le vendite al dettaglio confermano cautela dei consumatori. Volumi in calo segnalano erosione del potere d’acquisto. L’export resta pilastro, ma domanda interna stenta a ripartire.

Istat evidenzia due velocità nell’industria. Settori export-oriented resistono, mentre domestici soffrono. Le costruzioni pagano il rallentamento post-superbonus.

Il cibo resta caro nonostante il freno generale. Rincari strutturali dal 2021 colpiscono pane, latte e verdura. Famiglie spendono di più per la spesa quotidiana.

Prospettive e rischi

L’economia italiana naviga in acque ferme. Crescita zero richiede stimoli mirati. Inflazione contenuta aiuta, ma consumi deboli frenano la ripresa.

Il governo monitora dati per la legge di bilancio 2026. Lavoro stabile offre base solida, ma giovani necessitano politiche attive. Export sostiene il PIL nonostante incertezze globali.

Istat pubblica la nota mensile con indicatori chiave. Produzione, prezzi e occupazione delineano quadro statico. L’Europa cresce piano, l’Italia resta al palo.

Le famiglie sentono pressione sul carrello. Inflazione alimentare alta erode risparmi. Il governo punta su detassazione per rilanciare consumi.

Imprese affrontano costi stabili ma domanda debole. Industria a due velocità richiede strategie settoriali. L’export mitiga il rallentamento interno.

La nota Istat del novembre 2025 fotografa stagnazione. PIL zero, inflazione bassa, lavoro stabile. L’Italia attende catalizzatori per la crescita.

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